skip to Main Content
331-3506264   Team   Blog   Shop
DAIQUIRI – PARTE 2

DAIQUIRI – PARTE 2

Nella prima parte della nostra trattazione sul Daiquiri ci siamo focalizzati sulla nascita del Punch ad opera dei marinai inglesi di stanza nel sud-est asiatico e della propagazione di tale bevanda fino ai mari caraibici. Ora, per comprendere le motivazioni storiche che hanno portato alla creazione del drink tropicale per eccellenza, dobbiamo fare qualche piccolo passo indietro e parlare della potenza coloniale spagnola. L’intento della Corona e di Colombo era trovare la via più corta per giungere alle Indie Orientali attraversando l’oceano atlantico: un pensiero ossessivo che accompagnerà Cristoforo fino alla fine dei sui giorni, dato che anche in punto di morte rimarrà convinto di essere arrivato sulle coste del Giappone e dell’asia continentale, come scriverà nei suoi diari di bordo.

Gli stessi spagnoli non avevano realizzato che fra Europa e Asia la fortuna del Navigatore Genovese avesse permesso di scoprire un nuovo continente, dalle ricchezze ancora più imponenti di quelle che andavano cercando. Così, nei primi anni di esplorazione di quelle nuove terre, i Conquistadores si concentrano sui territori ricchi di prodotti del Nuovo Mondo fino allora sconosciuti e dal grande valore commerciale (come cacao, tabacco, legni pregiati e il lime e la canna da zucchero importati su queste terre dagli stessi Spagnoli) e di metalli preziosi, oro e argento su tutti, lasciando al loro destino isole e arcipelaghi che a prima occhiata ne sembravano privi, fra cui Hispaniola, Barbados, Martinica, Tortuga e Curaçao, solo pe citarne alcune. Ma in Europa le cose stavano cambiando.

A partire dal secondo decennio del 1600, congiuntamente ad un periodo di relativa stabilità interna entro i propri confini, alcune potenze europee vennero ingolosite dal richiamo economico delle merci che provenivano dal nuovo continente e cominciarono ad ignorare il Trattato di Tordesillas del 1494 che, redatto da Papa Alessandro VI, divideva il globo in due sfere di influenza: quella a ovest della raya (un meridiano nord-sud a 370 leghe ad occidente delle Isole di Capo Verde ) spettava alla Spagna, quella ad est al Portogallo. Fu così che alcune nazioni  andarono a prendere possesso di quei territtori lasciati indietro dagli Spagnoli: l’Olanda insidierà le proprie colonie su Curaçao, St. Martin e St. Eustatius; l’Inghilterra su Barbados, Antigua e Giamaica (che in realtà strapperà agli Spagnoli nel 1655); la Francia su Martinica, Guadalupe e Hispaniola; la Danimarca sulle Virgin Island. Graduatamente, in seguito all’instaurarsi di queste potenze nei mari caraibici, la Spagna andrà incontro ad un progressivo restringimento dei propri domini d’oltreoceano, fino a rimanere in possesso solo di Puerto Rico, Trinidad, i territtori continentali e Cuba.

Particolari condizioni pedoclimatiche hanno fatto si che Cuba, sul finire del 1800, fosse una delle nazioni più ricche del pianeta. All’epoca era conosciuta come la “perla delle Antille” e la sua capitale, L’Avana, come la “Parigi dei Caraibi”. Un terzo di tutto lo zucchero prodotto nel mondo proveniva da Cuba e a questa produzione si deve affiancare quelle di tabacco, banane, agrumi, caffé, cacao, caucciù e noci di cocco (fonte Spirito della Canna di J.Brown e A. Miller). Ma l’isola rimaneva ancora sotto il dominio spagnolo. Benché non mancarono i tentativi da parte dei cubani di ottenere l’indipendenza (ci provarono con la guerra dei dieci anni, 1868 – 1878, e con la piccola guerra, 1879 – 1880), fu solo grazie all’intervento degli Stati Uniti che l’isola diventerà una nazione libera. Nel 1898 infatti, durante un nuovo tentativo da parte degli indipendentisti di liberarsi dal giogo spagnolo, la flotta americana prenderà a pretesto l’affondamento della propria nave USS Maine nella baia de L’Avana per dichiarare guerra alla Spagna e sconfiggerla in soli quattro mesi, rendendo a Cuba la propria libertà.

La leggenda vuole che proprio a due ingegneri statunitensi si debba la nascita del Daiquiri. Jennings S. Cox Jr., direttore generale della Spanish-American Iron Company, e Domenico Pagliuchi, membro della American Institute of Mining Engineers, si incontrarono finita la guerra, nel 1898, a Daiquiri, una città mineriara le cui cave avevano bisogno di essere rimesse in produzione. Dopo aver sbrigato le formalità, brindarono agli accordi raggiunti con quello che trovarono nella credenza della sala da pranzo del giacimento: Rum, limoni, zucchero e ghiaccio. La miscela non era altro che un Rum Sour a cui diedero il nome della città in cui fu creata, Daiquiri, appunto.

Ricetta, Suggerimenti, Twist on Classics:

  • 3/4 oz di Succo di Lime appena spremuto
  • 2 barspoon di zucchero bianco (o 1/2 oncia di sciroppo di zucchero)
  • 2 oz di ron cubano chiaro

Tecnica di Miscelazione: Shake and Strain

 

Il nostro corso di Miscelazione avanzata ti da tutti gli strumenti per scoprire e imparare tutti i segreti di questo ed altri cocktail.

 

Credit: Andrea Dolcini

Back To Top